Sally Soames la fotografa del Sunday Times

Di lei dice: “I sometimes get friendly with the people I photograph. They wouldn’t recognise me in the street two weeks later; but I remember them.” ha lavorato per più di 30 anni per il “Sunday Times”, fissando per sempre con il suo bianco e nero celebrità lontane e divi di oggi, conservando l’umiltà e la semplicità dei grandi animi che hanno attraversato il ‘900, e ne sono sopravvissuti.

Sally Soames, com’è nata la tua passione per la fotografia? Sei stata ispirata da qualcuno in particolare?

Ero in vacanza a Parigi. Un giorno ho preso in prestito la macchina foto dal mio ex marito. È stato un attimo magico. Per la prima volta ho visto realmente le cose. Sono stata colpita da un mendicante che guardava le vetrine di Van Cleef e Arpels (due gioiellerie molto care della città). In quel momento ho realizzato di aver sempre guardato le cose senza mai realmente vederle. Poi sono stata fortemente ispirata da Anthony Amstrong Jones, fotografo inglese diventato in seguito Lord Snowdon.

Come fotografa e donna non deve esser stato facile lavorare in un campo dominato da uomini. Specie negli anni ’60 e ’70. Chi ti ha introdotto in questo mondo?

Era quasi impossibile essere donna e giovane in quell’ambiente. Mi ha aiutato l’avere un talento naturale e la fiducia degli editors. Oltre alla tanta energia e passione ed alla voglia di non arrendermi mai. Mi sono introdotta da sola, avevo un amico che curava dei programmi tv che mi ha aiutata un poco, per il resto ho fatto tutto da me.

Hai immortalato i funerali di Churchill, la goccia di sudore sul viso di Nureyev, la stanchezza di Cassius Clay sul ring. Come sei riuscita a fermare attimi così intensi?

I momenti con questi soggetti non li ho scelti io. Sono stata mandata dal giornale per un servizio. Ho semplicemente scattato e la foto è venuta.

Hai fotografato Orson Welles in auto, e Andy Warhol dietro un vetro. Non deve esser stato facile.

Ho avuto la fortuna di trascorrere un giorno intero con Orson Welles. Penso che oggi non sarebbe più possibile. Ero seduta sul sedile davanti della sua Rolls Royce, mi sono girata ed ho scattato la foto. Per Warhol invece mi trovavo a New York in vacanza. Mio zio lo conosceva e mi è stato d’aiuto. L’ho incontrato alla sua factory. Lui seduto al davanzale ma non si sentiva a suo agio con la macchina foto tanto vicina. Per cui ho aperto la finestra, l’apertura era verso l’interno così mi sono trovata con il vetro tra me e lui. Non mi restava che scattare. Mi è piaciuto molto come persona. L’ho rincontrato anni dopo quando il Sunday Times mi mandò a fare un servizio. In quell’occasione gli diedi le foto prese in N.Y. e Warhol me le autografò.

I tuoi ritratti sono sempre in bianco e nero (salvo rare parentesi a colori come la foto alla Thatcher): forse perché il b/n rivela meglio l’anima?

È solamente perché amo il bianco e nero e so usarlo bene. Non mi piace il colore, è una tecnica diversa e non mi interessa usarlo.

Davanti al tuo obiettivo sono passate le più grandi personalità del ventesimo secolo, che sembrano posare naturali e perfettamente a loro agio. Hai un trucco segreto?

Non è stato un problema. Avevo sempre in mente qualche curiosità da chiedere che portava a rompere il ghiaccio. C’è stata una sola occasione in cui mi sono trovata un po’ sperduta. Stavo fotografando Mel Gibson, sono andata in panico perché non riuscivo a trovare i miei occhiali da lettura per leggere l’esposimetro (strumento per misurare la quantità di luce in fotografia, ndr). Così lui ha dovuto posizionare la macchina foto e leggere l’esposimetro. Adesso che ci ripenso è stato molto divertente, soprattutto per Gibson.

I tuoi soggetti sono quasi sempre uomini. Questo perché sono più accomodanti di fronte ad una macchina foto rispetto alle donne?

Mi sembra che il mio lavoro renda meglio con gli uomini. Una delle poche donne che ho fotografato è stata Margaret Thatcher nella sua casa a Downing Street. Le foto erano carine ma non brillanti. Non mi facevano impazzire per la verità.

Cos’è una foto per Sally Soames?

Una fotografia deve colpirti negli occhi. Tu, quando ne vedi una, vuoi sapere qualcosa del soggetto. Vuoi poi leggere l’intervista o l’articolo che lo riguardano. Penso che tutte le fotografie forti attraggano l’occhio, non importa chi sia il soggetto. Almeno questo vale per me.

Ultima domanda: cosa ti hanno lasciato i visi che hai immortalato, le situazioni che hai catturato?

Mi hanno lasciato foto meravigliose, memorie di un tempo e di posti appartenuti alla mia vita. È stato come tenere un diario. Così dovrebbero essere tutte le fotografie: memorie di un tempo che è passato e mai più ritornerà.

www.sallysoames.com

SALLY SOAMES I.D.

Nome: Sally

Cognome: Soames

Vive a: Londra

Professione: ha lavorato per più di 30 anni per il “Sunday Times” fotografando le più importanti personalità del mondo

Libri pubblicati: MANPOWER” 1986 e “WRITERS” 1995

Prezzo medio di una sua foto: 450 sterline

Caratteristiche: lavora sola, non usa luci artificiali, spesso prima di fotografare una persona passa sempre un paio d’ore  con il soggetto per creare un’atmosfera tranquilla e fissare un’immagine  naturale, assolutamente non costruita

Adora: la sua gatta Rosie ed il pollo arrosto

di Erica Vagliengo