“Pathos” al Magna Graecia Teatro Festival 2013

Bella, sensuale ma soprattutto bravissima nelle vesti di “cantattrice” questa Mariangela D’Abbraccio in versione “dark lady dalla pelle di luna” che giovedì 18 luglio ha debuttato con il suo nuovo spettacolo Pathos, diretto da Francesco Tavassi, nella fascinosa cornice dell’Abbazia Benedettina di Lamezia Terme inaugurando l’apertura lametina del Magna Graecia Teatro Festival edizione 2013 che vede, per il terzo anno consecutivo, la direzione artistica di Giorgio Albertazzi.

Magnifica presenza scenica e superba performance musicale. Il talento indiscusso di una virtuosa pianista come Vicky Schaetzinger e la voce piena, profonda, potente ma anche passionale, tenera e sussurrata della D’Abbraccio hanno ripercorso una trama musicale fittissima in una sorta di spirale eliotica che ha racchiuso la vita, l’amore, la morte.
Sulla scena nuda solo Lei, “nuda” anch’essa, come ama ripetere con ironia “Quando io canto mi sento nuda. Nessun personaggio che mi protegga, che mi mascheri. Sono io, Mariangela. Nuda davanti al pubblico con la mia fragilità di donna che si trasforma in forza”. In forza e pathos, nel senso più nobilmente retorico del termine, per la capacità di comunicare intensa emozione affettiva e commozione estetica.

Sotto una luna immobile appesa nel cielo, le note  delle grandi chanteuse come Amália Rodrigues, Mercedes Sosa, Juliette Greco, Susana Lago, ma anche canzoni napoletane e ballate di autori come Jorge Luis Borges, Fernando Pessoa, Federico Garcia Lorca, Pablo Neruda, Pierpaolo Pasolini, Eduardo De Filippo, Astor Piazzolla, Vinicius De Moraes, Caetano Veloso, Sergio Endrigo, Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Bruno Martino, Luigi Tenco, Pino Daniele, Domenico Modugno, Salvatore Di Giacomo e Libero Bovio.

Una architettura emotiva ed emozionale in cui testi, accompagnati dalle movenze morbide della D’Abbraccio e la musica, magistralmente eseguita dalla Schaetzinger, hanno trovato l’armonia perfetta raggiungendo l’acme interpretativo nella “operita” Yo soy María di Astor Piazzolla e nella declamazione di Città del Sud sublime quanto misconosciuta “istantanea” poetica di Giuseppe Patroni Griffi, nata inizialmente come radiodramma e che, nel linguaggio scarno e immaginifico insieme, richiama alla mente alcune delle più belle composizioni del poeta lametino Franco Costabile.

Il tutto in un magistrale cambio di registro linguistico senza soluzione di continuità: italiano, napoletano, spagnolo, portoghese, francese. Applausi scroscianti e graditissimo doppio bis.

di Giovanna Villella

Credit Ennio Stranieri