Palermo le meraviglie di una città

Ricordo, tanti anni fa, trasferitami a Palermo per iscrivermi all’università, vivevo il passaggio dal paese alla grande città con un’euforia adrenalinica che contrastava pesantemente con la paura di mia madre di perdere una figlia nella pericolosa città, come se fossi un soldato che andava al fronte.

Per lei essa nascondeva tutti i mali del mondo ed io ero troppo giovane per affrontarli ma, il mio cuore impavido, me la mostrava come una giungla da esplorare e vincere proprio col coraggio e la forza della mia fresca  età.

E Palermo era davvero una giungla sì, ma metropolitana: che caos quel traffico infernale di autobus, motorini, vespe e macchine che si rincorrevano in ogni via della città come un enorme pazzo autoscontro da parco giochi. E non c’era scampo neanche sul perimetro esterno della città, la circonvallazione! Nata apposta per sfoltire il traffico cittadino ma, ahimè, sempre intasata, come un formicaio in piena attività. Forse sbaglio a usare il termine metropolitana perché è proprio quello che manca a Palermo: una bella rete di collegamento sotterranea che copra l’intera città e sollevi il cittadino da tanti affanni per spostarsi da capo all’altro della città.

E che dire di andare a piedi? In inverno non si può per via della pioggia e l’attesa degli autobus è snervante e in estate per il torrido caldo che si appiccica alla pelle come un cellophan per via dell’elevato tasso di umidità nell’aria e l’assenza totale di vento, perché, Palermo è chiusa in una conca tra il mare e i monti che fanno da cornice attorno alla piana che la ospita e la soffoca.

Tralasciamo tutti gli infiniti, altri difetti della città, decantati mille e mille volte nei film, nei documentari e anche nei salotti palermitani e non, per elogiare un solo, grande pregio di questo capoluogo di regione: la sua millenaria arte e l’architettura che accoglie il turista e lo lascia basito.

Basito è il termine giusto perché qualche volta lo stupisce per l’enorme bellezza dei luoghi e altre volte per l’eccessivo degrado delle viuzze del centro storico, strette e malmesse, sporche e opprimenti. Caotiche e vocianti come il perenne, rumoroso traffico che insiste a far compagnia al turista di passaggio o al cittadino residente ormai rassegnato.

Ecco, però, come un’oasi nel deserto, compare alla vista l’architettura maestosa della città che solleva da ogni fatica e ad ogni angolo offre un buon motivo per stare col naso all’insù: il Teatro Massimo, i palazzi antichi di Via Roma o ancor più antichi, di Via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele; Piazza Politeama e Piazza delle Vergogne. E come dimenticare il maestoso Duomo della città? E tutte le chiese sparse per ogni dove?

E mentre il rumore serpeggia attorno, avvolgendoti nel frastuono cittadino, entri in una chiesa e dimentichi subito che fuori c’è il caos e, al suo posto, la dolce melodia dell’arte ti invita al suo silenzio e ti appaga alla sua vista.

E questo contrasto accompagna il visitatore in ogni ameno giro della città: se proviene dalla Via Maqueda, stretta e annerita dallo smog, all’improvviso si trovi di fronte il Teatro Massimo, imponente, posato e altero, che invita alla calma e al riposo, come un fiume vorticoso che si posa al suo delta. Tutt’intorno ad esso le macchine girano turbolente ma, nella sua vastità, il Teatro offre compostezza e un momento per riflettere e godere della sua architettura corinzia tardo ottocento.

E Piazza delle Vergogne? Si apre come una conchiglia a mostrare la sua perla quando meno te lo aspetti, ancora avvolta dal caldo asfissiante della città assolata o dal cupo cielo di una giornata uggiosa, mentre accanto corrono le auto, sulla strada, e lo spettatore schiva i passeggeri che scendono a frotte dall’autobus stracolmo che ferma proprio di fronte ad essa. Sulla strada il formicolare delle auto e dei passanti, sulla piazza le statue antiche che sembrano dormire da secoli, e svegliatesi, non si curano di quel che c’è attorno a loro ed è cresciuto come l’erbaccia attorno ad un giardino meravigliosamente tenuto.

Loro sono ferme nella loro beltà, incuranti del frastuono, e si beano, nel loro distacco, della meraviglia che provocano ai visitatori per la loro inusuale nudità in mezzo a tanto brulicare di edifici che vorrebbero delle statue più composte e più adatte ad una veste cittadina. Eh, ma l’arte mica si adatta alle convenienze!Esplode come e quando gli pare e, a Palermo, questo accade spesso. È talmente ricca di contrasti che questi due semplici esempi non possono che incuriosire e indurre a cercare ancora altre meraviglie al suo interno ma questa è solo la prima puntata perché Palermo richiede tempo per raccontarla e per riprendersi dal caos di immagini che i ricordi fanno riemergere nella loro contrapposizione.

I. Cammalleri

Be first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.